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La malvasia

Le Isole Eolie

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Descrivere l'incanto delle isole Eolie, il loro fascino sottile ma intenso, gli incantevoli panorami, senza la preseza del vino
Malvasia non è possibile. Sempre partecipe della travagliata storia delle Isole Eolie, questo vino è stato partecipe di eventi storici, occupazioni, stermini e rinascite che hanno influenzato la vita della collettività Eoliana "addolcendone la vita" nei periodi più cruenti.
Vino dorato con riflessi ambrati e un sapore delicatamente dolce quasi mielato, la malvasia fu detta "nettare degli dei".
Classificato come uno dei vini più aromatici della Sicilia, di probabile importazione Greca, la coltivazione del vitigno Malvasia era praticata sulle isole almeno sin dal 500 a.C. Le pretese del potente impero Romano, sempre crescenti, fecero sì che l'agricoltura isolana si pianificasse in modo da poter incrementare la produzione enologica a livelli elevatissimi (10.000 Hl). Le dolorose dominazioni succedute alla caduta del'Impero Romano e gli stermini delle popolazioni conseguenti alla dominazione musulmana legano a questo periodo l'origine del nome Malvasia. La leggenda vuole che il contadino Adimaro, che viene scoperto dall'ispezione del tiranno a trasportare del vino dolce denso e profumato con atto di fede ottiene che si trasformi in succo di Malva: "Signore, fa che malva sia".

La produzione agricola e quella viticola, si ridusse ulteriolmente durante tutti i lunghi secoli successivi, parallelamente alla decadenza delle isole su cui si abbattevano lutti e deportazioni.
La seconda metà del 700' vede l'inizio di floridi commerci che culminano con uno sviluppo massiciio della viticulturs e l'incremento di produzione del'uva passa. Il comparto vitivinicolo nella prima metà dell'800 è notevole a Salina e le esportazioni sono di circa 26.000 q.li all'anno tra vino Malvasia e uva passa.
L'euforia produttiva delle isole, in particolare di Salina, per ironia della sorte ha durata breve. Nel 1879, gran parte dell'Italia viene colpita da un'invasione filosserica che non risparmiò neanche le Eolie, la distruzione dei vitigni fu inevitabile. La miseria costrinse il 50% della popolazione ad emigrare in Australia e in America. Solo nella seconda metà del 900'la ricostruzione dei vigneti prosegue con tenacia e nel 1973 il vino Malvasia ottiene il DOC (denominazione di origine controlata).

LA PRODUZIONE: La tecnologia di produzione scaturisce dalle più antiche tradizioni isolane e prevede la raccolta dell'uva a maturazione piena, raccomandando di eliminare gli acini alterati. Segue l'esposizione al sole su speciali graticci detti "cannizzi" per 10-15 giorni e l'ammostatura con i tradizionali torchi a trave, ancora oggi utilizzati in qualche caso, lasciando le vinacce in pressione anche per due giorni. Il mosto così ottenuto si lasciava fermentare in botti di legno della capacità non superiore a 10 hl. In passato l'arresto della fermantazione avveniva spontaneamente, ed i valori erano estremamente variabili da un anno all'altro. Un prodotto legato a una notevole casualità produttiva non è però adatto al menrcato attuale che richiede costanza nella produzione. Le soluzioni proposte vanno dall'eliminazione totale dei torchi a trave all'impiego di acidificanti, all'alcolizzazione e alla filtrazione per arrestare la fermentazione, in modo che il prodotto finale abbia un residuo zuccherino del 5-6%. Il regolamento per la produzione prevede l'impiego del vitigno Malvasia delle Eolie nella misura del 90% e del Corinto nero nella misura del 10%. Inoltre necessario ottenere: un dolce naturale e un passito e un liquoroso che deve raggiungere i 20° alcolici. L'isola di Salina, dove si concentra la produzione di Malvasia, è caratterizzata da una accentuata declività, dove la maggior parte dei terreni coltivati a vite presenta pendenze dal 10 al 30%, richiedendo imponenti opere di terrazzamenti con muri a secco che sono stati costruiti soprattutto in passato.


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